mar 27
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Più che millenaria la storia del Bosco Pantano di Policoro, celebre fin dall’età magnogreca, quando i coloni ellenici fondarono ai suoi margini le colonie di Siris ed Herakleia. Dall’antica Grecia alla Riforma Fondiaria, passando per il Medio Evo e il Risorgimento, la selva jonica fu protagonista di eventi memorabili e particolarmente significativi.
Originariamente, il bosco occupava una superficie di circa 1.800 ettari, rimasti praticamente intatti fino ai primi anni Cinquanta del Novecento, grazie all’assenza di stabili insediamenti urbani ma anche al rispetto dei suoi aristocratici proprietari, i quali consideravano la foresta come una vasta e intricata riserva di caccia, a proprio privato utilizzo.
Tra i cacciatori anche l’imperatore Federico II di Svevia che utilizzò la selva per dedicarsi all’arte venatoria, favorendo l’introduzione di specie animali estranee al biotipo come daini e cervi.
Dopo l’Unità d’Italia, negli anni dell’occupazione militare e del brigantaggio, l’intricato bosco fu utilizzato dai briganti come rifugio. Nei primi decenni del Ventesimo secolo il Bosco Pantano continuò a mantenere intatte le sue caratteristiche ambientali: solo la realizzazione della linea ferroviaria Taranto- Reggio Calabria ne aveva interrotto la continuità.
La selva comunque continuava ad essere tutelata dal suo proprietario, il barone Giulio Berlingieri, che, pur avendo concesso in fitto la vasta tenuta di Policoro, aveva riservato esclusivamente per sé il diritto di caccia nel Bosco Pantano, organizzando fastose e celebri battute di caccia al cinghiale.
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