mar 27
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Negli anni Cinquanta l’avvento, nel Metapontino, della Riforma Fondiaria fu alla base delle scelte che decretarono l’irreversibile scomparsa di buona parte del Pantano. Inizialmente si decise di diboscare e trasformare in terreno agricolo solo 400 ettari di bosco. Sembrava così che il biotipo fosse riuscito ad evitare distruzioni ben più gravi e soprattutto l’abbattimento dell’alto fusto.
Ma la fame di terra dei contadini era tanta e le richieste di avere un podere erano molto numerose. Per questa ragione le autorità locali, iniziarono a chiedere insistentemente all’ Ente Riforma e alle istituzioni nazionali di procedere all’abbattimento del Bosco Pantano, per trasformarlo in poderi e quote da assegnare ai contadini.
Una richiesta che non fu inascoltata: nel 1957 l’Ente Riforma avviò il disboscamento di quasi tutta l’area in proprio possesso, per la creazione di nuovi poderi. Il legno ottenuto tramite l’abbattimento di olmi, frassini, pioppi, ontani secolari fu venduto per essere sfruttato per gli usi più divergenti.
La ditta Feltrinelli acquistò gran parte degli assortimenti di legna di olmo, destinati soprattutto alle costruzioni navali. Il legname ottenuto dallo ontano fu collocato sul mercato di Bari e provincia per la costruzione di casse da morto. I migliori assortimenti di frassino furono impiegati nell’industria mobiliare e per la realizzazione delle rifiniture della Giardinetta Fiat. Gli assortimenti peggiori furono sfruttati sia per la realizzazione di traversine ferroviarie oppure come legna da ardere, venduta nei mercati della Puglia e d’Italia settentrionale.Non solo il disboscamento ma anche le opere di bonifica che, se pur crearono un assetto idrico regolare, eliminando malaria e paludi, tolsero al bosco l’apporto idrico necessario per la sopravvivenza di piante igrofile, provocando un inaridimento della selva, con grave alterazione delle sue caratteristiche ambientali.
Nel 1994, la Comunità Europea ha riconosciuto l’area del Bosco Pantano Sito di Importanza Comunitaria (SIC) per un totale di 480 ettari. Un anno dopo, l’amministrazione comunale di Policoro ha dato in gestione al WWF i suoi 21 ettari di bosco, per la creazione di un Centro Visite, con Galoppatoio e Centro Recupero Animali Selvatici.
Nel 1999 il provvedimento più significativo: la Regione Basilicata riuscì ad attivare la Riserva Naturale Orientata “Bosco Pantano”, gestita dalla Provincia di Matera e comprendente una superficie totale di 1.170 ettari, ubicati nel territorio del comune di Policoro e in quello del comune di Rotondella. Inizia così un’altra storia, sicuramente diversa e più bella, fatta di tutela e valorizzazione, per una foresta del respiro millenario.

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