L’ area interessata dal ritrovamento del nido di Caretta è ancora una volta il comune di Maruggio (TA) che il giorno 25 luglio 2014, grazie alle segnalazioni di bagnanti alla Capitaneria di Porto e al presidente del WWF Taranto Dott. Fabio Millarte, si allerta per la protezione di una delle specie più a rischio di estinzione.

Il giorno successivo, come avvenuto nel 2011, viene allertata l’ Oasi WWF di Policoro, il cui responsabile Antonio Colucci interviene immediatamente con il suo staff di ricercatori: in qualità di veterinario la dott.ssa Erika Ottone, il biologo marino dott. Gianluca Cirelli e la collaboratrice Francesca Catucci del Centro Recupero Animali Selvatici.

Arrivati sul posto, i referenti del Progetto insieme al Dott. Giacomo Marzano dell’ Università di Lecce, alla Capitaneria di Porto e alle Guardie Ecozoofile di Taranto, valutano lo stato del nido e procedono alla messa in sicurezza delle uova attraverso il processo di traslocazione del nido stesso.                                                                                                                                                         .

Infatti all’apertura della camera di deposizione purtroppo si era riscontrato un importante danneggiamento delle uova: in parte distrutte e in parte con segni evidenti di schiacciamento.

Si è deciso di tentare lo stesso la Traslocazione di 22 uova ancora integre anche se intaccate da muffa e con piccole depressioni del guscio.

La camera viene ricollocata a 16 m dalla battigia, con un numero di uova pari a un quarto se si pensa al numero totale di uova rinvenute (circa 80). Tale distanza, seppur al limite secondo i parametri ministeriali risulta essere l’unica possibile in questo tratto di costa soggetto a continua erosione costiera. Immediatamente dopo la Traslocazione viene posizionata come da Protocollo la recinzione di protezione e vengono stabilite le dinamiche di presidio.

Grazie all’appoggio della Protezione Civile e al  Presidente del WWF Taranto e dei Volontari che si sono susseguiti nel presidio, è stato possibile monitorare costantemente fino alla data odierna la camera di incubazione sotterranea.

Dopo un’attenta analisi dello sviluppo embrionale condotta dalla Dott.ssa Ottone, si è risaliti alla probabile data di deposizione, circoscritta al periodo tra il 5 e il 10 luglio, ovvero circa 20 giorni prima del ritrovamento.

 

A seguito dei 74 giorni di monitoraggio del nido presidiato dagli attivisti del WWF Taranto con il presidente Fabio Millarte, dagli attivisti del WWF Martina e da altri volontari, in riferimento alla comunicazione inviata al dr. Mandese Corrado del Dipartimento di Prevenzione Servizio Veterinario, il responsabile del Progetto per il Centro policorese, Antonio Colucci, la Dott.ssa Ottone Erika, Medico Veterinario, il Dott. Gianluca Cirelli, Biologo marino e la collaboratrice del Centro Catucci Francesca autorizzati dal Ministero dell’Ambiente (Deroga D.P.R. 357/97) decidono di ispezionare la camera di deposizione per valutare la vitalità degli embrioni.

Come da protocollo, in data odierna i ricercatori del WWF di Policoro hanno provveduto al “Digging” del nido con apertura della camera di deposizione e prelievo di tutte le uova, in totale 22. Tutte le uova con guscio integro sono state sperate ed esaminate utilizzando un ecografo eco-doppler messo a disposizione dalla Dott.ssa Daniela Mirelli.

A seguito degli esami eseguiti  si è potuto valutare lo sviluppo embrionale ed accertare l’assenza di vitalità dello stesso embrione.

Gli embrioni sono stati pertanto dichiarati deceduti, ultimando l’attività di svuotamento della camera di deposizione alle ore 9.00.

Le uova, conservate in contenitori sterili, sono ora custodite presso il Centro Recupero Animali Selvatici dell’Oasi WWF Policoro-Herakleia per ulteriori indagini ed esami a fini scientifici e conservazionistici come da Progetto Ministeriale.