Si chiama Testina ed è la protagonista di una singolare vicenda, simbolo di una perfetta combinazione tra amore e scienza. Si tratta di un esemplare femmina della Testudo Hermanni, più comunemente conosciuta come tartaruga di terra. E' stata portata al CRAS (Centro Recupero Animali Selvatici) di Policoro, poiché presentava gravi problemi di deambulazione: difatti le è sta diagnosticata un'atrofizzazione degli arti posteriori, nonché una crescita alterata della carapace e delle stesse zampe.

Testina ha vissuto sempre in casa e, nonostante tutte le premure del padrone, non ha potuto godere del suo habitat naturale.

Le cause delle sue precarie condizioni di salute sono da imputare ad una scorretta alimentazione (eccesso di proteine, un apporto calcio-fosforo non equilibrato), ma anche alla mancanza di raggi UV, filtrati dai vetri delle finestre. Nelle stesse condizioni della piccola tartaruga versano molti altri animali selvatici, sofferenti perché abitanti di un ambiente che non riconoscono come proprio. Le colpe, nella maggior parte dei casi, non sono da accollare ai proprietari, ma alla poca e sbagliata informazione che si dà su questo genere di creature. Altrettanto minima è l'attenzione offerta agli infaticabili biologi, veterinari e ricercatori che ogni giorno impegnano le proprie energie nel tentare di migliorare la vita dei loro pazienti. Il più grande problema è costituito dalla mancanza di denaro: nonostante le donazioni dei visitatori dell'oasi WWF, i soldi non bastano mai! Una realtà che, tuttavia, non ha scoraggiato e non scoraggia l'equipe del centro di "ricovero animali selvatici" della Basilicata. E' proprio in questo ambulatorio che Testina ha ritrovato la salute, grazie all'operato di esperti quali: il veterinario Erika Ottone, il naturalista Antonello Palmisano, il biologo marino Gianluca Cirelli, la responsabile Progetto Tartaruga Francesca Catucci e Lilla Ninivaggi laureanda in medicina veterinaria. Indispensabile inoltre l'appoggio e la supervisione del direttore dell'oasi Tonino Colucci.

Alla grave atrofia muscolare della tartaruga gli esperti, sopracitati, hanno trovato una soluzione semplice ed originale: l'applicazione di due rotelle sotto il piastrone. Una pratica molto frequente all'estero, ma caso eccezionale per l'Italia: paese ricco di studiosi e ricercatori, ma povero di fondi. Dove non arriva il denaro, deve però giungere l'ingegno umano: due minuscole ruote, unite tra loro e alla tartaruga con della plastilina, un po' di colla e della resina, sono bastate per evitarle possibili escoriazioni dovute al suo continuo trascinarsi, con il solo aiuto degli arti anteriori. Una creazione precaria, in attesa di una più adeguata, che tuttavia è riuscita ad agevolare la vita del piccolo animale. Adesso Testina sta bene e pare essere molto fiera delle sue nuove "zampette", che non ferma mai. Forse, un giorno, sarà registrata nel Guinness dei Primati, come "tartaruga più veloce del mondo"!

Antonella Fortunato.